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selezione poetica curata da pasqualedigennaro


Diario


28 maggio 2007


VALERIO MAGRELLI:

"Ora serrata retinae"


Preferisco venire dal silenzio
per parlare. Preparare la parola
con cura, perché arrivi alla sua sponda
scivolando sommessa come una barca,
mentre la scia del pensiero
ne disegna la curva.

La scrittura è una morte serena:
il mondo diventato luminoso si allarga
e brucia per sempre un suo angolo.

***
Il sesso apre vertigini
nel corpo della donna
e lo sguardo si accalca
tra le sue ombre
e ne soffre il pensiero.
Il desiderio è questo
fruttificare della commozione
al limitare delle membra.


***
Come terreno calpestato, risuona
profondo, cavo e abbandonato
come terra scossa,
questo corpo chiaro di dona,
come un animale battuto, questa schiena
fatta lucida da mani silenziose,
come pietra levigata
dal corso d'altre pietre,
senza profumo e senza voce,
bocca consumata e debole
come una pianta troppo usata,
senza ombra, ovunque toccata,
ovunque percossa, campo desolato
senza erba e senza tracce, senza margini
come la dolorosa immagine del cieco,
nuda e sospesa, raccota
nel cerchio della solitudine,

questo è l'ultimo frutto dell'amore
che per sè trattiene soltanto
la disabitata povertà dell'osso.

***
Domani mattina mi farò una doccia
nient'altro è certo che questo.
Un futuro d'acqua e di talco
in cui non succederà nulla e nessuno
busserà a questa porta. Il fiume
obliquo correrà tra i vapori ed io
come un eremita siederò
sotto la pioggia tiepida,
ma nè miraggi nè tentazioni
traverseranno lo specchio opaco.
Immobile e silenzioso, percorso
da infiniti ruscelli,
starò nella corrente
come un tronco o un cavallo morto,
e finirò incagliato nei pensieri
lungo il delta solitario dello spirito
intricato come il sesso di una donna.


***
Dieci poesie scritte in un mese
non è molto anche se questa
sarebbe l'undicesima.
Neanche i temi poi sono diversi
anzi c'è un solo tema
e ha per tema il tema, come adesso.
Questo per dire quanto
resta di qua della pagina
e bussa e non può entrare,
e non deve. La scrittura
non è specchio, piuttosto
il vetro zigrinato delle docce,
dove il corpo si sgretola
e solo la sua ombra traspare
incerta ma reale.
E non si riconosce chi si lava
ma soltanto il suo gesto.
Perciò che importa
vedere dietro la filigrana,
se io sono il falsario
e solo la filigrana è il mio lavoro.




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17 maggio 2007

ALTRI VERSI.

Tempo perso

Davanti alla porta dell'officina
l'operaio s'arresta di scatto
il bel tempo l'ha tirato per la giacca
e come egli si volta
e osserva il sole
tutto rosso tutto tondo
sorridente nel suo cielo di piombo
strizza l'occhio
familiarmente
Su dimmi compagno Sole
forse non trovi
che è piuttosto una coglionata
offrire una simile giornata
a un padrone?



I ragazzi che si amano

I ragazzi che si amano si baciano in piedi
Contro le porte della notte
E i passanti che passano li segnano a dito
Ma i ragazzi che si amano
Non ci sono per nessuno
Ed è la loro ombra soltanto
Che trema nella notte
Stimolando la rabbia dei passanti
La loro rabbia il loro disprezzo le risa la loro invidia
I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno
Essi sono altrove molto più lontano della notte
Molto più in alto del giorno
Nell'abbagliante splendore del loro primo amore

Jacques Prevert






To C. from C.

You,
dappled smile
on frozen snows -
wind of March,
ballet of boughs
sprung on the snow,
moaning and glowing
your little "ohs"-
white-limbed doe,
gracious,
would I could know
yet
the gliding grace
of all your days,
the foam-like lace
of all your ways -
to-morrow is frozen
down on the plain
you, dappled smile,
you, glowing laughter


Cesare Pavese






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12 maggio 2007

Wislawa Szymborska




Ogni Caso

 

Poteva accadere.

Doveva accadere.

E’ accaduto prima. Dopo.

Più vicino. Più lontano.

E’ accaduto non a te.

 

Ti sei salvata perché eri la prima.

Ti sei salvata perché eri l’ultima.

Perché da sola. Perché la gente.

Perché a sinistra. Perché a destra.

Perché la pioggia. Perché un’ombra.

Perché splendeva il sole.

 

Per fortuna là c’era un bosco.

Per fortuna non c’erano alberi.

Per fortuna una rotaia, un gancio, una trave, un freno,

un telaio, una curva un millimetro, un secondo.

Per fortuna sull’acqua galleggiava un rasoio.

 

In seguito a, poiché, eppure, malgrado.

Che sarebbe accaduto se una mano, una gamba,

a un passo, a un pelo

da una coincidenza.

 

Dunque  ci sei ? Dritto dall’attimo  ancora socchiuso?

La rete aveva solo un buco, e tu proprio da lì?

Non c’è fine al mio stupore, al mio tacerlo.

Ascolta

come mi batte forte il tuo cuore.

 




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2 maggio 2007

eccoci.

I miei amici

I miei amici

non mi cercano, non m’invitano a pranzo,

non mi telefonano  mai;

non mi mandano auguri per Natale,

ma sono miei amici,

 

Non mi fanno regali,

non m’aiutano a vivere

con raccomandazioni o  altre cose;

ma mi aiutano a vivere

perché sono miei amici.

 

Noi non c’incontriamo in piscina,

non combiniamo le vacanze insieme,

non facciamo progetti di lavoro.

Non ci  portiamo scambievolmente le sigarette

né la busta del latte

quando l’altro  è ammalato;

non ci raccontiamo i reumi e le tasse.

 

Non ci facciamo carezze d’amore

né di solidarietà

né di pietà.

 

Pure – bisogna dar credito

al prodigio; e la geometria

non è  favola –

le nostre esistenze parallele

s’incontrano in un punto

all’infinito.

 

Marina Mariani

 

 




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13 aprile 2007

appunti.

 

Quando si scrive una poesia, spesso si vuole dire qualcosa a qualcuno: cosa sia, quello che si vuol dire, in genere non si sa bene. Non sono notizie, ma sono anche notizie. Non sono messaggi privati, però certo la persona che scrive c'entra molto. Quanto ai destinatari, si possono ipotizzare persone contemporanee, ma anche persone vissute anni o magari secoli prima (raramente persone del futuro; il futuro, almeno per me, è troppo misterioso).

Per fare le poesie ci vuole coraggio. Perché sai che quello che stai scrivendo, altri l'hanno, scritto molto meglio di te. Non stai inventando niente. E allora giochi, cioè affronti il rischio. Il rischio è il nocciolo di ogni poesia. Per fare le poesie bisogna aver ascoltato, e guardato. Io quando posso vado in giro, ficco il naso dappertutto, m'impiccio di cose che non mi riguardano. Ma si può anche ascoltare quando non si sentono voci, e guardare quando è buio.

Per fare le poesie ci vuole pazienza. Perché a fare le poesie in genere si è in due, uno dice e l'altro critica. Questo però non so se è vero per tutti i poeti. Secondo me ci sono due tipi di poeti: quelli proprio bravi e quelli così-così. Quelli proprio bravi scrivono da soli, quelli così-così (io per esempio) devono sopportare quell'altra voce, venirci a patti ogni volta. Con pazienza.

Marina Mariani




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11 aprile 2007

Samuel Beckett




rientrare

a  notte

al  tetto

illuminare

 

spegnere vedere

la notte vedere

incollato al vetro

Il viso




silenzio così che ciò che fu

prima non sarà mai più

dal bisbiglio lacerato

d’una parola senza passato

per aver troppo detto non potendone più

giurando di non tacere più

 




immagina se questo

un giorno questo

un bel giorno

immagina

se un giorno

un bel giorno questo

cessasse

immagina





ciascun giorno invidia

d’essere un giorno in vita

non certo senza scorno

d’essere nato un giorno

 




appena ben concluso

l’ultimo passo il piede

si riposa aspettando

secondo vuole l’uso

faccia l’altro altrettanto

secondo vuole l’uso

e porti  così il peso

del davanti ancora

secondo vuole l’uso

almeno fino ad ora


da  filastroccate (mirlitonnades) 




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6 aprile 2007

William Butler Yeats



Nasce nel 1865 a Sandymouth , in Irlanda, da una famiglia angloirlandese e protestante. Si iscrive, a Dublino, alla Metropolitan School  of Art, ma presto abbandona gli studi artistici e si dà  alla carriera letteraria. Pubblica le prime poesie sulla rivista dell'università, e contemporaneamente comincia   a  interessarsi di occultismo. Frequenta, a Londra, la Società teosofica  di Madame Blavatsky.
Nel 1889 si innamora di Maude Gonne , una donna attivissima per la causa nazionalista  dell'Irlanda (per lei scriverà il dramma  'La contessa Cathleen), Ma sposerà molto più tardi George Hyde-Lees, una studiosa  di dottrine misteriosofiche. Nel 1892  fonda la Società letteraria irlandese. E' costante, nella sua poesia, la ripresa di temi e leggende  della cultura celtica. Vince il premio Nobel nel 1923 e viene nominato membro  del Senato d' Irlanda . Del 1928  è "La torre", una delle sue raccolte più importanti. Trascorre gli ultimi anni, sempre molto attivo e produttivo, fra l'Italia e la  Francia, dove, a Roquebrune-St.Martin, muore  nel 1939.


UN MANTELLO

Feci al mio canto un mantello
Coperto coi ricami delle antiche
Mitologie, dai piedi fino al collo;
Ma gli sciocchi
Lo presero per loro, lo indossarono
Davanti agli occhi del mondo
Quasi che loro l'avessero cucito.
Canzone, lascia pure
Che se lo tengano, perchè
Ci vuole più coraggio a camminare nudi.

da "Responsabilità"  (1914).



UN AVIATORE IRLANDESE PREVEDE LA SUA MORTE

So bene che  incontrerò il mio destino
Da qualche  parte, lassù fra le nuvole;
Io non odio coloro che combatto,
E non amo coloro che difendo: il mio paese
Si chiama Kiltartan Cross, e i miei compaesani
Sono i pezzenti di Kiltartan , e nulla può accadere
Che possa menomarli , o che li possa
Rendere più felici che in passato.
Nè legge nè dovere mi costrinsero alla guerra,
Non gli uomini politici, non le folle plaudenti,
Un impulso di gioia  solitario
Mi guidò a questa furia fra le nuvole;
Ho valutato ogni cosa, mi sono chiesto tutto,
Gli anni avvenire  mi parvero spreco di fiato,
Uno spreco di fiato gli ani  ormai passati,
In equilibrio con questa vita, con questa morte.

da " I cigni selvatici a Coole" (1919).



LA' NEI GIARDINI DEI SALICI

Fu là nei giardini dei salici che io e la mia amata ci incontrammo;
Ella passava là per i giardini con i suoi piccoli piedi di neve.
M'invitò a prendere amore così come veniva, come le foglie crescono sull'albero;
Ma io, giovane e sciocco, non volli ubbidire al suo invito.
Fu in un campo sui bordi del fiume che io e la mia amata ci arrestammo,
E lei posò la sua mano di neve sulla mia spalla inclinata.
M'invitò a prendere la vita così come veniva, come l'erba cresce sugli argini;
Ma io ero giovane e sciocco, e ora son pieno di lacrime.

da "Scorciatoie "  (1889)




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4 aprile 2007

Diego Armando Maradona




Nella dispensa vuota
si cerca il colpevole.
Madonne mai viste
confortano i muri
e il requiem del gocciolatoio
è allo stremo.

Storie di vizio hanno pause
sulla statale  tra Rosario e Tucuman.

Al tramonto un padre  senza paga
ha pose da Generale.

Ma la maglia del Boca è appesa,
come fosse il pastrano
di Simon Bolivar. Ed è buon segno
per il padre di Dieguito.

All'Argentinos  Juniors
i dirigenti hanno il battito a mille
e i più rischiano l'infarto
quando Diego è in palleggio.

I giornali della sera ipotizzano
qualche cromosoma in più.

S'indaga nelle periferie.




"LA SOLITUDINE DELL' ALA DESTRA"
di Fernando  Acitelli
Storia poetica del calcio mondiale
Einaudi tascabili - stile libero - 1998.
220 pagine - £ 15.000





Anche il calcio ha ora il suo canzoniere: Fernando Acitelli ha raccontato 185 giocatori che hanno fatto la storia del calcio e di ognuno ha eseguito un ritratto in rapidi, efficacissimi versi.
Si va dai dagherrotipi  dei pionieri in mutandoni larghi alle foto gia' ingiallite dei protagonisti della Coppa Rimet alle nitide cartoline  dei contemporanei.
E' la storia poetica e struggente  di un manipolo di eroi  che hanno trovato , accanto all'album  delle figurine Panini, un altro luogo , fatto di parole , per restare tra noi.




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3 aprile 2007

eccoci qui.

Per fare le poesie ci vuole molto tempo. Moltissimo tempo. Bisogna perdere tempo: solo se il tempo lo perdi, qualche volta ti ritorna indietro nella forma di una poesia. Qualche volta succede, ma molto spesso no. Perdi tempo e basta. Si può fingere di fare qualcosa, mentre si sa che si sta soltanto perdendo tempo: io m'invento soprattutto che devo mettere ordine, eliminare oggetti inutili, liberare il tavolo; ma lo so che non è vero. Sto solo perdendo tempo.

Per fare le poesie c'è bisogno di tempo anche perché le parole che stanno dentro le poesie, e le compongono, devono essere proprio quelle: non è che ne puoi scrivere una a caso, come viene, così ti sbrighi. No, ci vuole proprio quella. E a volte per trovarla passano anni e tu ritrovi una poesia vecchia, che era rimasta incompiuta: e dopo tanti anni la trovi, la parola giusta. Insomma, le poesie sono oggetti di precisione.

Marina   Mariani



SIA QUESTO IL VERSO

 

Mamma e papà ti fottono.
Magari non lo fanno apposta, ma lo fanno.
Ti riempiono di tutte le colpe che hanno
e ne aggiungono qualcuna in più, giusto per te.


Ma sono stati fottuti a loro volta
da imbecilli con cappello e cappotto all'antica,
che per metà del tempo facevano moine
e per l'altra metà si prendevano alla gola. 


L'uomo passa all'uomo la pena.
Che si fa sempre più profonda come una piega costiera.
Togliti dai piedi, dunque, prima che puoi,
e non avere bambini tuoi. 

 

Philip Larkin (da : "FINESTRE ALTE" - traduzione di Enrico testa - Einaudi 1974).


LA STAZIONE

 

Il mio arrivo nella città di N.
è avvenuto puntualmente.


Eri stato avvertito
con una lettera non spedita.

 Hai fatto in tempo a non venire
all'ora prevista.

Il treno è arrivato sul terzo binario.
E' scesa molta gente. 
 

L'assenza della ia persona
è avviata verso l'uscita tra la folla. 

Alcune donne mi hanno sostituita
frettolosamente
in quella fretta. 

A una è corso incontro
qualcuno che non conoscevo,
ma lei lo ha riconosciuto
immediatamente. 

Si  sono scambiati
un bacio non nostro,
intanto si è perduta 
una valigia non mia.

La stazione di N.
ha superato bene la prova
di esistenza oggettiva.

L'insieme restava al suo posto.
I particolari si muovevano
sui binari designati.

E' avvenuto perfino
l'incontro fissato.
Fuori della portata
della nostra presenza. 

 
Nel paradiso perduto
della probabilità.
Altrove.
Altrove

Che sonorità queste piccole parole.

 

Wislawa Szymborska

 

 

 

 

 

 

 

 

 




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